Martina Carpi

In foto Martina Carpi, ex portiere del Genoa Women e attuale allenatrice dell’ under 12 femminile del Genoa CFC.

Martina Carpi nata a Genova il 17 Marzo 1999, ex portiere femminile, ha esordito a 16 anni in serie B con la maglia del Molassana Boero, in carriera ha indossato le maglie della Novese, Lavagnese e Genoa Women per poi passare al Genoa Cfc dove attualmente allena l’under 12 femminile. Ha indossato la maglia della nazionale under17 dove su 64 calciatrici viene selezionata nei 18 che disputeranno un torneo in Portagallo, vinto dalla nazionale italiana grazie a 2 rigori da lei parati. Attualmente allena l’under 12 femminile del Genoa Cfc.

Ecco la mia intervista:

DOMANDA: Quando hai iniziato a giocare a calcio hai capito sin da subito che potevi fare il portiere oppure hai incominciato in altri ruoli ?

RISPOSTA: Il ruolo del portiere mi ha sempre attratto, ricordo da piccola che alla tv restavo sempre impressionata dai voli che i portieri facevano tra un palo e l’altro e forse questo ha influito nella scelta del ruolo. Ho capito sin da subito che volevo fare il portiere, non ho mai avuto paura di tuffarmi e di mettere la testa e le mani dove gli attaccanti mettono i piedi e non c’era sensazione più bella di negare una rete quando sugli spalti stavano per esultare.

DOMANDA: Ci sono altri sport che eserciti per aumentare la coordinazione e/o l’elasticità?

RISPOSTA: Ho diversi attrezzi a casa e nel tempo libero mi dedico all’esercizio fisico. Studiando scienze motorie, in università, ho modo di cimentarmi in sport diversi e questo mi permette di non stare mai ferma. Ho fatto anche l’istruttrice di nuoto, lo reputo uno sport completo perché sviluppa tutti i muscoli e migliora la postura. Quando giocavo, nei giorni di riposo, prediligevo sempre un lavoro leggero di core stability per il rinforzamento muscolare e giusto qualche esercizio di coordinazione che poteva essermi utile nel ruolo del portiere.

DOMANDA: Il portiere non è un ruolo come un altro, oltre alla bravura che caratteristiche deve avere un portiere per farsi sentire in campo?

RISPOSTA: Dal mio punto di vista un portiere deve avere personalità, deve dare sicurezza alle sue compagne, soprattutto al reparto difensivo, ed essere leader della propria area. Oggi si guarda molto anche l’aspetto fisico, soprattutto l’altezza, e il saper giocare con i piedi. Sono fattori importantissimi ma non dimentichiamo mai che un portiere deve anche e soprattutto saper parare.

DOMANDA: Perché la gente è sempre benevola nei confronti dell’attaccante che sbaglia un goal davanti alla porta rispetto un portiere che prende goal per colpa sua ? E tu, come reagivi?

RISPOSTA: La differenza sta nel fatto che il portiere ha alle spalle la porta da difendere e ogni minimo errore può costare caro. Si può compiere una prestazione superlativa ma se si commette la cosiddetta “papera”, che magari può compromettere la partita, si viene ricordati come i protagonisti in negativo, a differenza di un attaccante che ha diverse chance per provare a segnare. Io ho sempre cercato di trovare la forza di rialzarmi e di rivedere, con l’aiuto dello staff tecnico, l’errore per crescere e migliorare ancora di più. Chi è stato o è portiere sa che anche questo fa parte del ruolo.

DOMANDA: Negli ultimi due anni hai lasciato il calcio giocato per allenare, in un mondo dove gli adolescenti vengono subito attratti e attirati dai social, dalla ricchezza, dal voler fare la bella vita, qual è la prima cosa che insegni per far capire loro che quel mondo non è poi così bello, e lo sport, in questo caso il calcio, è totalmente un’altra cosa?

RISPOSTA: La prima cosa che dico alle mie ragazzine è di essere se stesse, di divertirsi nello sport più bello al mondo e di farlo sempre nel massimo rispetto di direttori di gara, avversari, compagne e staff. In questo entriamo in gioco noi istruttori, siamo i primi esempi di rispetto e lealtà e tutto quello che facciamo e diciamo viene osservato da chi alleniamo.

DOMANDA: Quando si riesce a capire e/o intravedere che un bambino/a potrà giocare ad alti livelli? Inoltre, tu preferisci il bambino geniale ma con un carattere non facile da gestire oppure il bambino non fuoriclasse ma con un certo tipo di educazione? E perché?

RISPOSTA: In questi primi tre anni da allenatrice ho avuto la fortuna di allenare tre splendidi gruppi, ognuno con le proprie caratteristiche. Per il tipo di calcio che insegno dico che si intravede del potenziale in chi ha visione di gioco e chi non ha paura di sbagliare. La visione di gioco ti permette di prendere decisioni ancora prima di ricevere il pallone, sapere dove ci si trova, dove sono i compagni, gli avversari, il pallone e la porta da attaccare sono fattori determinanti nello sviluppo delle azioni. Per quanto riguarda l’errore, soprattutto nella scuola calcio, io lo vedo come un processo di apprendimento, non bisogna avere paura di sbagliare li dobbiamo lasciare liberi di giocare e di fare i propri errori, poi sta a noi dare consigli e correzioni. Sul carattere dico che bisogna essere educati e leali e in questo, come detto sopra, tutto parte da noi istruttori.

DOMANDA: Cosa ti attira di più nel fare l’allenatore rispetto a quando eri un portiere?

RISPOSTA: Il ruolo dell’allenatore non finisce mai, neanche nei giorni di riposo. Prepari allenamenti, li riguardi mentalmente e fai le relative correzioni cercando soluzioni su come migliorarli sempre di più preparando al meglio le partite del weekend. Mi piace il fatto di aver messo a disposizione la mia esperienza da giocatrice alle più giovani e dare loro consigli su come raggiungere i loro obiettivi e sogni.

DOMANDA: A livello calcistico mi dici 3 tuoi obiettivi da raggiungere?

RISPOSTA: Un sogno credo di viverlo ora, ho avuto la fortuna di chiudere la mia carriera da giocatrice e di iniziarla da allenatrice proprio nella squadra del mio cuore, il Genoa. Non ti nascondo che un grande obiettivo è quello di trovarmi un domani seduta sulla panchina della prima squadra femminile rossoblù magari anche nella massima categoria. Io non mi pongo limiti e ti dico anche che un altro mio obiettivo è di allenare la nazionale ma per ora sono semplicemente una giovane allenatrice che vuole maturare esperienza e continuare a studiare per raggiungere i propri sogni. Senza fretta ma senza sosta, questo è il mio motto

Un ringraziamento a Martina Carpi, per avermi concesso questa bellissima intervista.

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