Antonio Benarrivo

In foto Antonio Benarrivo, ex difensore della nazionale italiana, in carriera con la maglia del Parma ha vinto 3 coppa italia, 2 coppa uefa, 1 supercoppa italiana, 1 coppa delle coppe, 1 supercoppa uefa,

Antonio Benarrivo nato a Brindisi il 21 Agosto 1968, ex difensore italiano, in carriera ha indossato la maglia del Brindisi, del Padova e nel 1991 si trasferisce a Parma dove in 13 anni conquista ben 8 titoli, 4 nazionali e 4 internazionali. Con la maglia della nazionale italiana è vice campione del mondo ai mondiali disputati negli Stati Uniti nel 1994.

Ecco la mia intervista:

DOMANDA: Prima domanda dove hai tirato i primi calcio ad un pallone e cosa ricordi di più di quei momenti ?

RISPOSTA: Come tutti i bambini dell’ età mia ( ho quasi 53 anni ) giocavamo per strada, non avevamo impianti sportivi e posso dire che mi sono formato per strada, e ricordo che giocavamo in un piazzale dove le porte non erano asimmetriche, giocavamo con un porta messa in una posizione e l’altra posizionata totalmente da un’ altra parte. ( ride ahahah )

DOMANDA: Sei partito in serie C con la maglia Brindisi, dopo tre stagioni hai giocato in serie B con il Padova per poi giocare per più di un decennio con il Parma… i pro e i contro delle varie categorie ?

RISPOSTA: La serie C per un giovane è una grande esperienza, una grande esperienza perchè giochi con giocatori grandi, perchè sai prima si usava che più avanzavano gli anni e più retrocedevi di categoria e trovavi tutta gente di esperienza e con loro crescevi, soprattutto nel gruppo dove mi sono trovato mi allenavo con gente di età avanzata che ti hanno aiutato e formato in certi tipi di discorsi. Per quanto riguarda la serie B è il famoso trampolino ( da giovane parlo ) e Padova per me è stata la città di ideale per fare tutto questo, poi c’è stato l’approdo a Parma dove ci è stata la consacrazione, abbiamo vinto qualcosa ed è stato una delle cose che non mi a mai fatto pensare di cambiare squadra, era una società ambiziosa e quando giochi in una società ambiziosa la prima cosa che pensi non è il trasferimento nelle big ma restare perchè era una società che investiva e lo facevi gradualmente era una società che non si privava mai dei migliori, se non negli anni 2000 quando bisognava guardare più il bilancio che il resto, il contro è stato quello che speravo di restare a Parma come dirigente, ma avendo vissuto il Crac Parmalat tutto ciò che era antecedente è stato sradicato dal sistema, di conseguenza mi sono trovato anche io fuori.

DOMANDA: Con la maglia del Parma ha vinto tantissimo 3 coppa Italia, 1 supercoppa italiana, 1 coppa della coppe, 1 supercoppa Uefa e 2 coppa Uefa, qual’è il trofeo a cui sei più legato e perchè ?

RISPOSTA: Sono tutti trofei importanti perchè appunto vinci una finale, ma se devo scegliere scelgo la prima coppa Italia che coincide con il primo trofeo importante per il Parma, finale vinta contro la Juventus.

DOMANDA: Con il Parma hai vissuto due momenti storici, pieni di trofei, il primo periodo con Nevio Scala e il secondo con Alberto Malesani, cosa ti hanno insegnato a livello professionale e cosa a livello umano?

RISPOSTA: Scala era come dire parte l’ allenatore ma parte padre aggiunto, avevamo un rapporto speciale, lui era integrato perfettamente nel gruppo, con lui potevi parlare di tutto era un allenatore di un’ altra generazione, Malesani ormai era diventato un allenatore affermatissimo e importante, c’era un certo distacco e logicamente non eravamo integrati come con Scala, dai due ho appreso tanto, ma con Malesani ho scoperto il ruolo di difensore centrale, un ruolo non adatto alle mie caratteristiche visto che sono alto un metro e 70, però nelle necessità mi sono adattato e difatti l’ultima finale di coppa Italia, vinta lo giocata come centrale difensivo insieme a Sensini, ma da tutti gli allenatori come Ancellotti come Pandrelli ho cercato di apprendere e mi hanno insegnato tanto per me sono stati tutti esempi positivi.

DOMANDA: Ma questo dipende dall’educazione della persona e/o calciatore ?

RISPOSTA: Non è solamente educazione, e educazione associata all’ambizione che hai, a migliorare sempre sia nella vita sia nello sport e in qualsiasi altro campo l’esperienza ti fa migliorare e le persone ti fanno migliorare. La mia ambizione era sempre quella di migliorare, ecco perchè non batto ciglio quando Malesani mi propose vuoi giocare centrale e io feci un partita bellissima e perfetta, mi adattai benissimo, dando la mia disposizione ho dato una mano all’allenatore, non mettendolo in difficoltà. Io ho pensato mi devo adattare e lo devo fare bene cosi l’indomani non devo trovare alibi, perchè pensavo faccio il lavoro più bello del mondo da centrale da terzino da attaccante è sempre straordinario.

DOMANDA: Nel calcio attuale ti rivedi in qualche giocatore ? e dove ti piacerebbe giocare in che squadra ?

RISPOSTA: Ma Spinazzola sicuramente…perchè è un giocatore che partecipa alle 3 fasi, come facevamo io e Di Chiara nel Parma di Scala, partecipavamo nelle 3 fasi difesa centrocampo e attacco, sei sempre l’uomo in più in ogni reparto ed è fondamentale. Dove mi piacerebbe giocare a dire il vero da bambino ero interista…quindi diamo la corsia preferenziale all’Inter.

DOMANDA: Mai come quest’anno il campionato italiano è un incognita…chi è la tua favorita per lo scudetto è perchè?…e come vedi il tuo Parma con il ritorno di Buffon ?

RISPOSTA: Quest’ anno faccio fatica a capire, bisogna anche capire Ronaldo che farà se andrà via ( intervista realizzata prima della sua cessione ) ma se dovessi scegliere dico una sorpresa Milan e Napoli ( non voglio mettere sempre le solite ). Per quanto riguarda il Parma è squadra nuova in costruzione, io spero subito che riesca a risalire, quest’anno la società ha fatto dei sacrifici ( come l’anno scorso a gennaio ma purtroppo non ci sono riusciti ) è una squadra nuova e quando cambi vari calciatori un pò di assestamento lo paghi, il campionato di serie B è un campionato ostico, io comunque spero per la piazza di Parma che possano subito risalire perchè merita una categoria diversa.

DOMANDA: Ultima domanda so che hai un azienda il fatto di aver giocato a pallone e di essere capitano ti aiutato nel rapporto in questo caso con gli operai cioè hai cercato di prendere delle cose da quel settore per poi metterle in questo ambito lavorativo ( anche se effettivamente sono due cose diverse )

RISPOSTA: Sicuramente sono due cose diverse ma anche li c’è un lavoro di gruppo, per cui se riesci a amalgamarli tutti quanti e non far nascere invidia uno con l’altro le cose funzionano, diciamo lo scopo principale è quello amalgamarli e trattarli tutti allo stesso modo e avere molta sintonia tra di loro.

Un ringraziamento a Antonio Benarrivo, per avermi concesso questa bellissima intervista.

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