Katia Serra

In foto Katia Serra ex calciatrice italiana, nel 1997-1008 ha vinto uno scudetto con il Modena e nel 2021 è stata la prima donna in assoluto a commentare una finale della nazionale calcistica italiana

Katia Serra nata a Bologna il 5 Aprile del 1973, ex attacante, in carriera ha vinto un campionato italiano con la maglia del Modena due coppe Italia, 3 coppe Italia e una supercoppa Italiana, nel 2021 commenta per la RAI la finale dell’11 luglio tra Italia e Inghilterra, diventando nell’occasione la prima donna in assoluto a commentare una finale della nazionale calcistica italiana.

Ecco la mia intervista:

DOMANDA: Prima domanda come nasce la tua passione per il calcio e quando hai capito che per te stava diventando più di una passione ? Qual’è il ricordo più bello del tuo esordio su un campo da calcio ?

RISPOSTA: Sono nata con la passione per il calcio e l’ho subito manifestata in casa giocando con mio fratello, più grande di me. Ogni momento era valido per sfidarci tra di noi o con i suoi amici. Ricordo con grande emozione in estate il “torneo delle vie” del mio paese, unico momento in cui potevo da bambina giocare una partita vera, perché ai miei tempi il calcio misto giovanile era vietato e non esistevano squadre di bimbe. Ho debuttato direttamente a 13 anni in serie B nazionale. Unica ragazzina in mezzo a tutte donne adulte.

DOMANDA: Quali sacrifici e/o rinunce hai fatto nella tua vita personale per arrivare a essere una calciatrice importante e conosciuta ?

RISPOSTA: Li definirei rinunce. Serate passate ad allenarmi (con gli uomini o la squadra di club) anziché uscire con gli amici, week end in giro per l’Italia per giocare, mai vacanze perché i giorni di ferie lavorative erano utilizzate per i ritiri, difficoltà ad avere una vita sociale per mancanza di tempo. Conciliare calcio e lavoro (precedentemente calcio e studi) è stato totalizzante, anche la vita sentimentale ne ha risentito perché l’ho penalizzata, mettendo il calcio come priorità. Mi veniva naturale e spontaneo agire così per questo i tanti sacrifici in realtà li ho vissuti serenamente: mi divertivo.

DOMANDA: Quando giocavi avevi un rito scaramantico e qual’era la tua canzone preferita che ascoltavi prima di entrare in campo ?

RISPOSTA: Non sono mai stata scaramantica. Nel Bologna, ricordo che misi un fiocchetto rosso nei calzettoni come tutte le mie compagne, per esorcizzare un periodo negativo. Lo feci per spirito di squadra. Non ero solita ascoltare musica, l’ho fatto solo in occasione di finali importanti per scaricare la tensione. 

DOMANDA: Hai giocato anche con la maglia dell’Italia che differenza c’è nell’indossare una maglia di un club rispetto a quella della propria nazione ?

RISPOSTA: Per me la maglia Azzurra ha sempre rappresentato orgoglio e responsabilità nei confronti del paese. Mi ripagava degli enormi sforzi compiuti, anche per riprendermi dai numerosi infortuni patiti. L’ho inseguita con tutte le mie forze per le emozioni che mi trasmetteva. In ogni club in cui ho giocato ho sempre dato tutta me stessa, ma è grazie alle prestazioni nel club che puoi sperare di raggiungere la nazionale.  

DOMANDA: Continuiamo a parlare di nazionale…sei stata la prima donna a commentare una finale della nazionale italiana, ci racconti le emozioni che hai provato quando ha saputo questa notizia ?

RISPOSTA: Lì per lì ho esultato, ho urlato di gioia la mia felicità condividendola con mio fratello e il mio compagno. Ho anche versato lacrime di felicità. Si è realizzato un sogno arrivato inaspettatamente. Col passare delle ore è cresciuto l’imbarazzo nei confronti dei colleghi che ho sostituito perché mi sono immedesimata nella loro situazione. Dopo averli sentiti telefonicamente, mi sono sentita più rilassata e pronta a sfruttare la mia occasione.

DOMANDA: Qual’è il ricordo più bello di questa stupenda esperienza che hai vissuto ?

RISPOSTA: Il momento della vittoria degli Azzurri di Mancini. Lo stress vissuto tra il ricevimento della notizia e l’inizio della partita è stato un momento faticoso ma magico, senza quella vittoria avrei corso il rischio che la magia si trasformasse in un incubo.

DOMANDA: Hai girato a metà anni 90 uno spot famosissimo sulla Birra Nastro Azzurro con il famoso tormentone PARTITONE ???? Che scena hai girato e cosa ricordi di quella esperienza ?

RISPOSTA: Un grande divertimento! La più impattante per il pubblico è sicuramente la rovesciata, ma anche le scene con la palla sono delle mie gambe, sostanzialmente “prestate cinematograficamente” alle modelle che vedete. E’ frutto dei trucchi in sala di montaggio del filmato. Nei due giorni di ripresa ho vissuto un mondo totalmente lontano dalle mie abitudini: sfarzo, location fantastica, menù di alta qualità, servita e riverita in tutto tra persone incantate dalle mie giocate.

DOMANDA: Ultima domanda: In che cosa è migliorato il calcio femminile in Italia rispetto a 10/15 anni fà e inoltre cosa manca ancora in Italia per far esplodere definitivamente il calcio femminile ?

RISPOSTA: Un mondo totalmente diverso da quello vissuto dalla mia generazione con miglioramenti notevoli in organizzazione, visibilità, interesse e praticanti. In Italia esplodono le mode e mi auguro che il calcio femminile non lo sia: durerebbe troppo poco nel tempo. Per costruire uno sport che diventi sempre più praticato dalle bimbe va cambiata la cultura e la mentalità. La strada è tracciata  ma servirà ancora molto lavoro per riuscirci.

Un ringraziamento a Katia Serra, per avermi concesso questa bellissima intervista.

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